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Eccomi

Utente: Menzinger
Nome: Carlo Menzinger di Preussenthal
Da sempre la mia passione è per i libri che amo sia leggere, sia scrivere, e ne ho pubblicati ormai un discreto numero: la raccolta di poesie “Viaggio intorno allo specchio”, i romanzi “Il Colombo Divergente” (un'ucronia su Cristoforo Colombo), “Giovanna e l’angelo” (un'ucronia su Giovanna d’Arco), “Ansia Assassina” (un thriller surreale), il romanzo breve “Se sarà maschio lo chiameremo Aida”, scritto assieme ad Andrea Didato e la storia in versi “Cybernetic Love”, scritta con Simonetta Bumbi, pubblicati entrambi nel volume "Parole nel web", che comprende anche un racconto che ho scritto con Sergio Calamandrei "Lei si sveglierà". I miei lavori più importanti sono tutti editi da Liberodiscrivere Edizioni di Genova (www.liberodiscrivere.it). Ho anche partecipato a numerose antologie di racconti e poesie e pubblicato su riviste e siti internet. E oltre a scrivere? Sono nato a Roma il 3 gennaio 1964 e lì mi sono laureato in Economia e Commercio. Vivo a Firenze, dove lavoro in banca. Attualmente mi occupo di finanza strutturata. In passato ho fatto un mucchio d'altre cose: marketing, sviluppo commerciale, accordi internazionali, decentramento amministrativo, analisi di mercato e private equity. Sono sposato ed ho una figlia. Il mio sito internet è www.scrivo.too.it

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PUBBLICAZIONI DI CARLO MENZINGER


UCRONIE PER IL TERZO MILLENNIO
La storia sognata:
Quarantasei allostorie di diciotto autori -
Un’antologia di fantastoria curata da Carlo Menzinger


IL COLOMBO DIVERGENTE
Cristoforo Colombo prigioniero degli Aztechi



GIOVANNA E L’ANGELO
La vita oltre il rogo di Giovanna D’Arco sognata da un angelo ateo



ANSIA ASSASSINA
Un thriller con così tanti morti da essere quasi un pulp





PAROLE NEL WEB
Tre racconti scritti a otto mani via mail




Premio assegnato da Giuliana Argenio
per talento letterario



Premio assegnato da Miele2

e da Giuliana Argenio



Premio assegnato da Giuliana Argenio
Il premio Punto d'Arte della Vita è stato creato per onorare e riconoscere bloggers che nei loro blog rappresentano la "Terapia dell'arte".

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lunedì, 29 giugno 2009
Orlando, l'ispirazione per Giovanna e l'angelo

 

Se c'è un romanzo verso il quale "Giovanna e l'angelo" (Carlo Menzinger - Edizioni Liberodiscrivere) è debitore, questo è "Orlando" di Virginia Woolf.

Forse lo è ancor più verso il film omonimo. C'è un'idea di fondo che è stata ripresa in "Giovanna" ed è quella del mutamento di sesso "naturale".

Quello che maggiormente colpisce in "Orlando" è, infatti, come il protagonista cambi sesso quasi come se cambiasse abito, senza neppure rendersene conto, senza meravigliarsene e senza che il mondo se ne stupisca.

Lo stesso avviene anche in "Giovanna e l'angelo", sebbene la tematica trattata in Orlando - Virginia Wolfquest'altro romanzo sia assai diversa, narrando della vita

 ucronica ed onirica di Giovanna d'Arco, vista attraverso gli occhi attenti di un angelo ateo.

Peraltro, i due romanzi condividono anche il fatto di essere inseriti in un contesto storico preciso, sebbene diverso, di essere entrambi, pur nella loro anormalità, romanzi storici.

Postato da: Menzinger a 21:27 | link | commenti (3)
libri, cinema, letteratura, leggere, giovanna d arco, giovanna e langelo

domenica, 07 giugno 2009
MI HANNO CITATO TRAI LORO “MAGNIFICI SETTE”

I magnifici sette
Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno aderito all’iniziativa “I Magnifici Sette” di cui ho parlato già qui, segnalando sette libri di autori poco noti che ritengono degni di essere letti. In particolare, vorrei ringraziare, chi, trai suoi “preferiti” ha inserito (qui) anche uno dei miei libri, citando le loro annotazioni di seguito.
 
CRISTINA CONTILLI
Carlo Menzinger, "Giovanna e l'angelo": un interessante esGiovanna e l'angelo - Carlo Menzinger - Edizioni Liberodiscrivereempio di ucronia che parte da un'ipotesi che ha un suo fondamento storico, la sopravvivenza di Giovanna D'Arco al rogo. L'angelo è la voce narrante che racconta le avventure di Giovanna dalla nascita alla morte, ma resta il dubbio: è stato tutto un sogno o Giovanna è davvero sopravvissuta?
 
PERFLIAnsia assassina - Carlo Menzinger - Edizioni LiberodiscrivereNKA
"Ansia assassina" di Carlo Menzinger:
insolito giallo che ti tiene col fiato sospeso
 
MONICA CAIRA
"Il Colombo divergente" di Carlo Menzinger. È un'ucronia. Narra le vicende di un Colombo insolito perché dopo aver scoperto l'America torna sui suoi passi dirigendosi verso l'Africa, portando suo malgrado gli indigeni con sé. Sono - in realtà - dei pericolosissimi conquistatori affamati di tutto. Stile fluido, voli fantastici molto affascinanti. Ci si scopre intenti ad inseguire l'Autore... "e se, invece..."
 Il Colombo divergente - 2^ edizione - Carlo Menzinger - Edizioni LIberodiscrivere
1949PAPERINA
IL COLOMBO DIVERGENTE di Carlo Menzinger
Perché ucronia è bello! Perché storia reale e storia ucronica viaggiano insieme in una narrazione ed uso della lingua magistrali. Inserti in corsivo di una bellezza coinvolgente legano capitoli e brani, la voce narrante un mistero che si svelerà soltanto alla fine.
 
BOSKOOP (CARLA CASAZZA)
Parole nel Web - Carlo Menzinger - Edizioni LiberodiscrivereCARLO MENZINGER. Di lui ho letto tutto il leggibile (cioè tutto ciò che era in catena) e sono stata conquistata dalla sua notevole fantasia nonché dallo stile che cambia a seconda del genere che tratta: più ricercato e "barocco" in Giovanna e l'angelo e Il Colombo divergente, sintetico e ritmato in Ansia assassina, poetico e originale in Parole nel web, divertito e "personale" in Ucronie del terzo millennio.
 
CRISTIANA
"Ansia assassina" di Carlo Menzinger.Ucronie per il Terzo Millennio - Il Dott. Menzinger e gli ucronici - Edizioni Liberodiscrivere - curatore Carlo Menzinger
Molto affascinante la trama, la velocità con cui gli avvenimenti trascorrono e, soprattutto, corrono e concorrono a sballottare il lettore da una storia all'altra.
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Il Colombo divergente - 1^ edizione - Carlo Menzinger - Edizioni LiberodiscrivereNoto con piacere che sono stati menzionati diversi romanzi da me scritti (Il Colombo divergente e Ansia Assassina 3 volte, Giovanna e l’angelo 2 volte e Ucronie per il Terzo Millennio e Parole nel Web 1 volta ciascuno), il che mi fa illudere di riuscire a trasmettere emozioni anche quando mi cimento con generi e storie diverse.
Grazie a tutti i lettori e soprattutto a quanti, come loro, mi hanno dato la soddisfazione di inserirmi trai loro autori preferiti.
 

Postato da: Menzinger a 16:15 | link | commenti (10)
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martedì, 26 maggio 2009
Tre romanzi russi, l'Ucraina e niente ucronia

Ecco dei commenti che ho scritto circa un anno fa ma che ancora non ero riuscito a pubblicare e che riguardano due romanzi di Bulgakov e uno di Cechov.
LA GUARDIA BIANCA
 
Mikhail BulgakovMikhail Bulgakov con questo romanzo non raggiunge gli elevatissimi livelli di creatività del suo capolavoro "Il Maestro e Margherita" ma rimane comunque un testo interessante soprattutto per chi sia curioso di conoscere la storia dell'Ucraina (*) e di quel difficile periodo a cavallo tra il 1918 e il 1919 in cui questa passò dal regime zarista a quello bolscevico attraverso le esperienze di governo etmanico di Skoropadskji (Hetman è il termine con cui è chiamato il capo dei cosacchi ucraini) e la veloce ed effimera conquista di Petljura (nazionalista ucraino). Brevi settimane ma di intensa violenza e cariche di enormi cambiamenti per questo popolo.
Splendide le frasi che aprono e chiudono il romanzo, da sole valgono l’intera lettura:
Grande fu, e terribile, l’anno 1918 dopo la nascita di Cristo, il secondo dall’inizio della rivoluzione. Fu ricco di sole in estate, ricco di neve in inverno, e due stelle stettero particolarmente alte nel cielo: la vespertina Venere, stella dei pastori, e il rosso, fremente Marte.”
(Michail Bulgakov - La guardia bianca – Mosca 1923-24- incipit)
 cosacchi ucraini
Tutto passa. Passano le sofferenze e i dolori, passano il sangue, la fame, la pestilenza. La spada sparirà, le stelle invece resteranno, e ci saranno, le stelle, anche quando dalla terra saranno scomparse le ombre persino dei nostri corpi e delle nostre opere. Non c’è uomo che non lo sappia. Ma perché allora non vogliamo rivolgere lo sguardo alle stelle? Perché?”
(Michail Bulgacov - La guardia bianca – Mosca 1923-24- finale)
 
(*) qui si parla di Ucrania, non di ucronia, nonostante il commento sia del sottoscritto! ;)
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UN BAMBINO SPEDITO NELLA STEPPA COME UN PACCO (CECHOV)
 
Anton CechovHo letto “La Steppa” di Anton P. Cechov, in un vecchio volume edito da Nuova Italia. Mi sono recentemente occupato di ucronia ed è, ora, tempo di occuparmi un po’ anche dell’Ucraina (che con l’ucronia ha in comune solo l’assonanza dei nomi, il che non è poco, dice qualcuno). Leggo su Wikipedia che nel 1887, Cechov, a causa dei suoi problemi di salute (primi sintomi della tubercolosi) fece un viaggio in Ucraina e al suo rientro iniziò a scrivere "La Steppa". Fu questo l'inizio della sua attività di scrittore a tempo pieno. Dunque, si tratta di un romanzo d’esordio per questo celeberrimo autore e questo mi rende particolarmente interessante la lettura, dato che recentemente ho letto molti romanzi di autori esordienti. Mi piace, dunque, ricercarvi i vezzi narrativi di chi scrive per la prima volta (o quasi). Devo dire, però, che di questi vezzi (auto-riferimento, mancanza d’ambientazione, astrattezza…) non ne ho colti molti. Vi è forse solo una certa esilità della trama ma è ampiamente compensata dalla ricchezza descrittiva dei personaggi e delle loro azioni.
I personaggi sono descritti, infatti, assai più tramite le loro azioni che tramite i loro pensieri. Indubbiamente, già da questa prima opera si coglie la grandezza dell’autore.
 
La riflessione principale che ho fatto riguardo questo libro di poche pagine (circa 100) steppariguarda, però, soprattutto il personaggio principale. Il titolo è “la steppa” ed è ambientato in Ucraina, dandoci un quadro affascinante di questo Paese che, proprio mentre leggevo, alcuni mesi fa, è stata oggetto di cronaca in merito all’eventualità di un suo ingresso nella Nato. Nonostante il titolo, però, l’autore sembra curarsi, piuttosto che del paesaggio, del giovane protagonista, Jegòruska, un bambino di nove anni che attraversa la steppa, prima con uno zio e poi con sconosciuti, per andare in una città in cui proseguire gli studi.
La riflessione che induce a fare questa lettura è su come, in poco più di un secolo sia cambiato il modo di rapportarsi degli adulti verso i bambini. Il mutamento, in realtà riguarda soprattutto gli ultimi anni, dato che fino ad una generazione o due fa le cose somigliavano molto a come le descrive Cechov.
Al giorno d’oggi i bambini (in Italia) sono dei piccoli principi a cui tutto è concesso e della cui salute psico-fisica tutti si preoccupano. Un tempo, come in questo racconto, non era così. Ne “La steppa” non siamo certo dalle parti di “David Copperfield”, nessuno fa o vuol fare del male a “Giorgietto” (come potremmo tradurre il suo nome), nessuno lo vuole sfruttare. Il bambino è, anzi, un piccolo privilegiato, un “signorino” che sta andando a studiare lontano da casa. Ciononostante, Jegòruska sembra solo un pacco sul carro dei viaggiatori, siano essi lo zio e l’amico prete o gli sconosciuti cui è affidato per un tratto. Lo zio, infatti, lo abbandona senza alcun rimorso o perplessità, come cosa di poca importanza.
Nessuno si preoccupa di lui, nessuno cerca di non farlo annoiare (cosa per la quale tanti genitori d’oggi si danno molto da fare). Quando si bagna o si ammala nessuno se ne cura più di tanto. Per non parlare del vitto, che non è certo studiato apposta per lui. Nessuno si preoccupa (forse un poco il vecchio) dell’umore di un bambino che è rimasto orfano di padre, ha abbandonato per un lungo periodo la madre ed è stato appena lasciato con sconosciuti dallo zio.
Davvero dei valori diversi, davvero un’assai diversa importanza dei bambini, di cui solo uno scrittore con la sensibilità di Cechov pare in grado d’interessarsi!
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ROMANZO TEATRALE
 
Romanzo teatrale- BulgakovPrima di partire per la Russia (dove sono stato la scorsa estate), avevo rispolverato un po’ di classici di questa terra.
Ho amato moltissimo Bulgakov per il suo "Il Maestro e Margherita", che non finirà mai di incantarmi. Da ragazzo ho apprezzato molto anche "Cuore di cane". Più sopra ho già detto de “La guardia bianca”.
Qualche mese fa ho, dunque letto anche “Romanzo Teatrale” o “Le memorie di un defunto”. Non è solo interessante perché scritto da un grande autore, perché descrive un Paese tutto da scoprire, ma anche per la sua ambientazione in un mondo al confine tra quello degli scrittori e quello del teatro. Narra, infatti, le tribolazioni di un piccolo giornalista sconosciuto che scrive un romanzo e tenta prima di pubblicarlo e poi di mandarlo in scena. Nonostante le difficoltà, sembra prossimo a realizzare i suoi sogni ma si scontra con un mondo chiuso in se stesso, che lo rifiuta non perché “incapace” o “inadatto”, ma proprio perché questo mondo è spaventato dal successo, che gli altri temono possa derivare dalla sua opera.
È una storia dal tocco finemente satirico (in cui si possono riconoscere le caricature dei divi del tempo), che ci insegna quanto poco siano, in sostanza, cambiate le cose. Le difficoltà incontrate dal protagonista Maksudov (piuttosto autobiografico) non sembrano molto diverse da quelle di un moderno autore ai tempi di internet, del print-on-demand e dell’informatica. Gli uomini sono sempre gli stessi e le invidie non hanno nazionalità o epoca. Il nuovo fatica sempre ad emergere e, spesso, viene sconfitto. I vecchi attori, se proprio non possono adattare la nuova commedia alla loro senescenza, preferiscono farla scomparire.
Questa trovata bulgakoviana pare quasi una metafora del mondo.

Postato da: Menzinger a 20:34 | link | commenti (5)
libri, bambini, letteratura, recensione, leggere, satira, romanzi, pubblicare

mercoledì, 13 maggio 2009
IL SETTIMO PLENILUNIO - Capitolo 18

Altri due artisti hanno aderito al progetto per la realizzazione della "gallery novel" IL SETTIMO PLENILUNIO.

Con loro il numero degli illustratori sale a 18, che con noi tre autori, porta il volume a riunire 21 persone in un progetto che vede, forse per la prima volta, un romanzo scritto a sei mani, venir illustrato e interpretato da così tanti disegnatori, pittori, illustratori e fotografi.

I due nuovi artisti sono Fabio Balboni e Daniela Divani, che hanno aderito subito con numerose immagini.

Ecco quindi  il disegno realizzato da Fabio Balboni per questo capitolo 18.

 

Il capitolo 17 è stato l'ultimo che potrete leggere per intero on-line. Per gli altri vi dobbiamo chiedere di aspettare la pubblicazione del volume.

Vi lascio qui le righe del capitolo che hanno "ispirato" quest'immagine:

Il portone s’aprì cigolando, lasciando uscire all’esterno una cascata di luce.

De mastris apre la porta della sua villa. Illustrazione di Fabio Balboni per Il Settimo Plenilunio.

Dentro si vedevano enormi lampadari di cristallo carichi di luci, tutte accese. L’ingresso era in marmo ed un paio di grosse statue troneggiavano accanto alla porta. Raffiguravano due figure umane, ma avevano entrambe qualcosa d’insolito e inquietante.
Quella alla destra dei visitatori raffigurava una donna nuda, giovane e bella, ritratta nell’atto di fuggire, anche se il suo volto, rivolto all’indietro, verso Chew, non esprimeva semplicemente paura ma anche una sorta di desiderio, che si sarebbe forse potuto definire morboso. Chew notò che la donna, per qualche motivo incomprensibile, teneva una mano appoggiata sul collo.
La seconda statua, alla loro sinistra raffigurava invece un uomo di mezza età, elegantemente vestito, con abiti antichi. Apparentemente non aveva nulla a che fare con l’altra statua, eppure il suo sguardo era infisso negli occhi della ragazza e il suo corpo, pur non correndo, esprimeva come una pulsione a slanciarsi in direzione della donna. Il suo sorriso sembrava quasi un ghigno.
In mezzo a quelle due statue, ritto sul pavimento decorato con disegni in marmo vermiglio, s’ergeva un uomo, anch’egli elegante, sebbene di un’eleganza un po’ più moderna. Era una persona che aveva tutta l’aria di chi sia abituato non solo a comandare ma anche ad essere ubbidito. Stupiva quasi che, in un luogo tanto fastoso, fosse lui ad aprire la porta con le sue stesse mani, invece di dare ordine a qualche cameriere o maggiordomo.
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Ed ecco ora, un'immagine realizzata da Daniela Divani, che rappresenta il bacio tra Chew e Esha, di cui avete già letto nei precedenti capitoli.

Il bacio tra Chew e Esha. Illustrazione di Daniela DIvano per Il Settimo Plenilunio

Tutti e due ci hanno mandato anche altre immagini, che potete trovare su PLENILUNIO7, ma vorrei farvi ora vedere due diverse interpretazioni di Esha vista da Fabio e Daniela.

La prima immagine è Esha vista da Fabio Balboni e la seconda è sempre la licantropa Esharhamat, ma vista da Daniela Divano:

Esharhamat interpretata da Fabio Balboni per Il Settimo Plenilunio

Esharhamat interpretata da Daniela Divano per Il Settimo Plenilunio.

 Bravi, vero?

Per chi ancora non lo sapesse "Il Settimo Plenilunio" è il titolo della "gallery novel" che ho scritto assieme a Simonetta Bumbi, con la collaborazione di Sergio Calamandrei.

Abbiamo pubblicato on-line su www.liberodiscrivere.it i primi diciasette capitoli del romanzo. Del diciottesimo, vi lasciamo solo le righe di sopra e l'incipit che potete leggere sotto. Per leggerlo tutto, dovrete aspettare la pubblicazione del volume.

Abbiamo ormai molto più di cento immagini, tutte bellissime e degne di essere pubblicate e che potete vedere dal link PLENILUNIO7. Per la versione cartacea alcune, però, le abbiamo scartate, a malincuore, e altre dovremo scartarle forse con ancora maggior dispiacere qunado arriveremo al momento della pubblicazione. Molto dipenderà dall'editore e da quante immagini ci consentirà di mantenere, ma certo questi diciotto artisti saranno tutti presenti e non è detto che non ci possa ancora essere posto per qualcun altro.

Se vi va di partecipare, aspettiamo la vostra interpretazione GRAFICA della storia. Per la pubblicazione ancora ci vorrà un po' di tempo, ma affrettatevi, perché davvero c'è rimasto pochissimo posto.

Mandateci i vostri disegni scrivendo a menzin@virgilio.it

Come forse già sapete (se ci avete seguito sin qua), infatti, l'idea è di raccogliere in un libro il romanzo e i disegni di tutti questi illustratori.

Per ora hanno aderito al progetto (in ordine di arrivo) Niccolò PizzornoSilvia Perosino, Massimo BernaAngelo Condello, Laura Fazio, Fraitz, Arturo di Grazia, Marco Ferrara, Lexi, Pino Santoro, Alessandro GiovagnoliGuido De Marchi, Alessandro FantiniGiuseppe Iannolo, Elena Masia, Luca Oleastri, Fabio Balboni e Daniela Divanodiciotto illustratori!

Le immagini raccolte sono, come detto, già tante. Ora comincia la "caccia ad un editore" interessato a questo libro davvero speciale, che potrà essere anche il catalogo di una o più mostre da farsi con i bellissimi quadri, disegni e fotografie che ci avete inviato.

Questo è l'inizio del diciottesimo capitolo

IL CASTELLO

Una nebbiolina umida si levava dai campi. “Dobbiamo essere vicini a qualche fiume” pensò distrattamente Chew, mentre con la coda dell’occhio continuava ad ispezionare la sua collega.Quella donna l’inquietava. Si era da poco messo con una ragazza e non avrebbe voluto invischiarsi in altre storie, nonostante quello che avevano fatto poco prima. Non era affatto quella la sua intenzione, se avevano fatto del sesso era stato… un caso, non c’era vera volontà da parte sua, pensava, eppure… Eppure i suoi occhi correvano sempre furtivi verso di lei, verso le gambe sottili, verso quel sorriso enigmatico, verso quei capelli ardenti.

Chi era veramente questa Esharhamat? C’era qualcosa di anomalo in lei, eppure di stranamente familiare.
(IL SEGUITO DEL CAPITOLO SI POTRA' LEGGERE NEL VOLUME EDITO)

Leggi anche gli altri capitoli:

I disegni ricevuti sinora sono tutti su PLENILUNIO7.

Vorrei però farvi ancora vedere un'ipotesi di copertina che ci ha mandato Angelo Condello (si vedono Esha e Sonia). Che ne dite?

Ipotesi di copertina per Il Settimo Plenilunio realizzata da Angelo Condello

Inutile dire che anche gli altri artisti continuano a mandarci immagini. Ecco, ad esempio, un nuovo contributo per il finale di Arturo Di Grazia:

Lo sconro di De Mastris con un licantropo. Illustrazione di Arturo Di Grazia per Il Settimo Plenilunio

Cliccando qui potete vedere tutti i post sul Settimo Plenilunio.

 Grazie a Daniela per aver parlato di questo progetto qui.

Postato da: Menzinger a 21:47 | link | commenti (2)
libri, letteratura, disegno, vampiri, horror, romanzi, illustrazione, licantropi, il settimo plenilunio, gallery novel

mercoledì, 06 maggio 2009
I MAGNIFICI SETTE

I Magnifici Sette

Mi capita spesso di leggere libri scritti da autori poco noti, di cui i media non parlano e di scoprire che hanno scritto romanzi belli e interessanti. Sono certo che questo non è capitato solo a me. Vorrei che chiunque avesse letto qualche autore poco conosciuto facesse il possibile per renderlo meno “ignoto”. La mia idea è che chi legga questo post lo copi o lo invii al maggior numero possibile di contatti o lo inserisca nel proprio sito o blog, dopo aver sostituito le brevi recensioni che trova di seguito con altre scritte da lui (chi non avesse sette libri da segnalare, può lasciare tutti o parte di quelli indicati, ma è pregato comunque di diffondere il messaggio).
 
COME FUNZIONA
Scegliere sette libri di autori poco noti che ci sono piaciuti.
Scrivere per ogni libro  solo tre/ cinque righe di descrizione, indicando, se possibile perché si consiglia la lettura.
 
Ecco i miei “magnifici sette” (l'ordine è casuale, non si tratta di una classifica):
 
1.      Nero Italiano - Giampietro Stocco – Frili Editore
Nero italiano - StoccoStocco è uno dei più attivi, efficaci e importanti autori di ucronie (romanzi che descrivono sviluppi alternativi della Storia). È interessante vedere come immagina un’Italia degli anni ’70 in cui il fascismo non è caduto. Buona la trama e ben caratterizzati i personaggi. Stile pulito e lineare.
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2.      New York 1920 - Laura Costantini e Loredana Falcone – Maprosti & Lisanti Editore
New York 1920 - Costantini e FalconeStile impeccabile, bel ritmo narrativo, personaggi con il giusto spessore che ci trascinano in una lettura che, per quanto lunga non concede pause al lettore, spingendolo ad andare avanti. Un’efficace e realistico affresco dell’epoca.
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3.      La morale di Pietra - Monica Caira Monticelli – Davide Zedda Editore
La morale di Pietra - Caira MonticelliUn libro che reclama di essere letto sino in fondo. Una storia che ha il tocco ed il respiro dei grandi romanzi veristi italiani. La protagonista ha, nella seconda parte del libro, il vigore e la moralità della Lupa verghiana. Ricco di grandi emozioni, ci parla di “come eravamo”.
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4.      Giovanna e la tempesta verticale - Giulia Ghini – Edizioni Lulu
Giovanna e la tempesta verticale - GhiniRomanzo intrigante, originale e fantasioso. Storia non priva di momenti di poesia. Un racconto strano, che si avventura nel paranormale, che si muta in investigazione, quasi fosse un giallo, che scava nel profondo della psiche dei personaggi. Innovativo senza inutili sperimentalismi.
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5.      Prendimi e uccidimi - Rossella Drudi – Edizioni Graus
Prendimi e uccidimi - DrudiSceneggiatrice da vent’anni, per la prima volta passa alla narrativa e la sua esperienza si sente benissimo in questo romanzo, che ha il ritmo ed il respiro di un buon film. Un thriller con tutti i crismi. La storia, avvincente e ben scritta, ti “prende e…” trascina.
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 6.      La fossa comune - Alessandro Bastasi - 0111 Edizioni.
La fossa comune - BastasiStoria intensa e ricca, che descrive le vicissitudini di un italiano nella Russia di Eltsin. Attenta è la ricostruzione storico, politica, culturale dell’ex URSS, uscita dalla Perestroika gorbachoviana. Godibile la vicenda del protagonista, disegnato con profondità e intensità.
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7.      Beatrice - Paolo Ciampi - Edizioni Polistampa
Beatrice - CiampiCon questo romanzo potrete scoprire in un colpo solo due poeti: la poetessa estemporanea Beatrice Bugelli di Pian degli Ontani e l’autore Paolo Ciampi, che di lei ci parla.L’autore, esprimendosi in una narrativa appassionata, ci restituisce la poesia schietta e sincera di questa poetessa di montagna.
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Cliccando sul link è possibile leggerne un mio commento più esteso.
Avevo già postato un altro elenco, simile a questo su aNobii nella discussione “I MAGNIFICI SETTE- 7 libri consigliati da noi” all’interno del Gruppo “Due chiacchiere con gli autori” e già in molti hanno creato, anche in quello stesso 3D, i loro elenchi.
Questi autori sono solo alcuni di quelli che ho letto più di recente ma ce ne sono ancora molti altri che meriterebbero una menzione. Ne trovate un elenco qui e altre recensioni qui.
Post Post del 08/06/09: c'è persino chi ha indicato i miei libri trai suoi preferiti!Vedi qui
Cos'è un Post Post? Un Post Scriptum fatto in un Post! ;)

Postato da: Menzinger a 20:59 | link | commenti (14)
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domenica, 19 aprile 2009
IL SETTIMO PLENILUNIO - Capitolo 17

Un nuovo artista ha aderito al progetto "Il Settimo Plenilunio". Si tratta di Luca Oleastri che ha realizzato i disegni qui sotto.

Scontro tra vampiri e licantropi. Illustrazione di Luca Oleastri - www.innovari.it

Vampira. Illustrazione di Luca oleastri - www.innovari.it

 

Vampira. Illustrazione di Luca Oleastri - www.innovari.it

Licantropo. Illustrazione di Luca Oleastri - www.innovari.it

 

La poliziotta Sonia nel sintosogno. Illustrazione di Luca Oleastri - www.innovari.it

Le divinità Ecatron e Saravhan - Illustrazione di Luca Oleastri - www.innovari.it

Il Dio Ecatron. Illustrazione di luca Oleastri - www.innovari.it

La Dea Saravhan. Illustrazione di Luca Oleastri - www.innovari.it

Vampira. Illustrazione di Luca Oleastri- www.innovari.it

 Belli, vero?

Del resto Luca Oleastri è un vero professionista del disegno!

Anche gli altri illustratori però sono tutti molto bravi e Il Settimo Plenilunio sta proprio diventando un gran bel libro!

"Il Settimo Plenilunio" è il titolo della "gallery novel" che ho scritto assieme a Simonetta Bumbi, con la collaborazione di Sergio Calamandrei.

Siamo arrivati al diciasettesimo capitolo del romanzo. Aspettiamo la vostra interpretazione GRAFICA della storia.

Come forse già sapete (se ci avete seguito sin qua) l'idea è di raccogliere in un libro i disegni di diversi illustratori.

Per ora hanno aderito al progetto (in ordine di arrivo) Niccolò PizzornoSilvia Perosino, Massimo BernaAngelo Condello, Laura Fazio, Fraitz, Arturo di Grazia, Marco Ferrara, Lexi, Pino Santoro, Alessandro GiovagnoliGuido De Marchi, Alessandro Fantini Giuseppe Iannolo, Elena Masia e con Luca Oleastri siamo a sedici illustratori!

Aspettiamo ancora altri disegnatori ma presto chiuderemo le adesioni e i capitoli finali saranno illustrati solo da chi ha già aderito.

Le immagini raccolte sono, infatti, già tante. Ora comincia la "caccia ad un editore" interessato a questo libro davvero speciale che potrà essere anche il catalogo di una o più mostre da farsi con i bellissimi quadri, disegni e fotografie che ci avete inviato.

Forza! Affrettatevi a mandarci la vostra interpretazione, ormai il tempo stringe davvero. Non pensiamo di pubblicare on-line ancora molti altri capitoli.

Mandateci i vostri disegni scrivendo a menzin@virgilio.it

Questo è l'inizio del diciassettesimo capitolo (il seguito lo potete trovare su www.liberodiscrivere.it.

L'ATTIMO

Era pomeriggio inoltrato, Chew ed Esharhamat si lasciavano guidare dall’idrobike, che li allontanava sempre di più dai centri abitati.
Si erano ricomposti e la giovane si stava riaggiustando il trucco. Lui la baciò sul collo, accarezzandole le cosce seriche.
– Non ne hai avuto abbastanza, eh? – gli sorrise Esha – piazzandogli maliziosa una mano in mezzo alle gambe.
La strada di campagna si inerpicava sinuosa sul fianco di una collina. Alla velocità cui la vettura schizzava in avanti, le curve li facevano sballottolare come sulle montagne russe. Esha ogni volta rideva e anche Chew si lasciò trascinare dalla sua allegria. Si sentiva un altro, adesso.
– Forse è il caso di rallentare un po’ – suggerì Chew.

(CONTINUA QUI)

Leggi anche gli altri capitoli:

I disegni ricevuti sinora sono tutti su PLENILUNIO7.

Non tutti, però, saranno pubblicati su carta, perché sarà necessario farne una selezione, certo non facile, vista la qualità di molte immagini!

Cliccando qui potete vedere tutti i post sul Settimo Plenilunio.

ILLUSTRAZIONI

Di seguito potete trovare le immagini colegate a questo capitolo.

Quella che segue è stata realizzata da Guido De Marchi.

Illustrazione di Guido De Marchi.

 

Illustrazione di Niccolò Pizzorno

 

Esha alla guida. Illustrazione di Niccolò Pizzorno.

Postato da: Menzinger a 16:15 | link | commenti (10)
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lunedì, 13 aprile 2009
Tre romanzi da non perdere

LA MANCATA UCRONIA DI BASTASI
 
La fossa comune  di Alessandro BastasiTra gli autori più segnalati in rete, su aNobii, ho trovato Alessandro Bastasi. Incuriosito da tanto apprezzamento, ho voluto conoscerlo, leggendo qualcosa di suo e ho avuto piena conferma del suo talento.
La fossa comune è un bel romanzo scritto da Alessandro Bastasi ed edito da 0111 Edizioni.
Si tratta di una storia intensa e ricca, che descrive le vicissitudini di un italiano nella Russia di Eltsin. Attenta è la ricostruzione storico, politica, culturale dell’ex URSS, uscita dalla Perestroika gorbachoviana.
Il protagonista nutre un odio profondo verso il nuovo leader russo e giunge al punto di programmarne l’uccisione. Se Bastasi l’avesse lasciato fare, saremmo entrati in un’interessante ucronia, che certo meriterebbe d’esser scritta. L’autore invece, all’ultimo, ferma la mano del protagonista e ne nasce un altro genere di racconto. A Bastasi non intereAlessandro Bastasissa descrivere i “se della Storia”. A quest’autore interessa di più mostrarci che due dei personaggi, Gorbachov ed Eltsin, che spesso in Occidente, sono visti come i salvatori della Russia, invece, hanno contribuito ad affossare quel Paese. Visione che forse non tutti potranno condividere, ma leggendo queste pagine, difficilmente si potrebbe non porsi il dubbio se quegli anni siano davvero stati un bene per la grande nazione euroasiatica o piuttosto solo un tentativo, non brillante, di reagire alla perdita della Guerra Fredda.
Il romanzo di Bastasi è dunque una storia che si muove, con disinvoltura e precisione, dentro la Alessandro BastasiStoria (quella con la “S” maiuscola”) ma è anche la vicenda di un uomo, il protagonista, Vittorio Ronca, disegnato con profondità e intensità. Vittorio è un uomo che vorrebbe poter fare qualcosa di grande, di importante, e che mal si adatta ai lavori che di volta in intraprende, seppur all’inBoris Eltsinizio con successo. Questo suo desiderio lo porta persino a bruciare le proprie relazioni sentimentali, a lasciar andare in malora la propria carriera. Sarà soprattutto per questo desiderio che accetterà di uccidere Eltsin, pur essendo consapevole che un simile omicidio avrebbe cambiato ben poco e che altri simili a Eltisn ne avrebbero preso il posto. Pur vedendo la Storia come un processo immodificabile, sente il forte desiderio di prendervi parte.
E sarà questo desiderio, in un impulso poco ragionato, a portarlo alla “fossa comune”.
Questo è, dunque, un romanzo importante, interessante, ragionato, ben costruito e ben scritto.
Un appunto lo farei solo alla casa editrice: la sovracopertina è ingestibile (si stacca dal libro) e sotto abbiamo solo una copertina completamente bianca. Anche l’attaccatura dei fogli non è delle migliori. Bastasi meriterebbe un’edizione migliore!
 
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IL CANTO DI DUE POETI
 

Beatrice di Paolo CiampiLeggere “Beatrice” di Paolo Ciampi (Edizioni Polistampa) è scoprire in un colpo solo due poeti: la poetessa estemporanea Beatrice Bugelli di Pian degli Ontani e l’autore Paolo Ciampi, che di lei ci parla.

In questo libro Paolo Ciampi fa narrare alla stessa Beatrice la propria vita, ed è storia vera, non inventata, come reale fu Beatrice, questa poetessa analfabeta la cui vita ha attraversato tutto il XIX secolo e i cui versi, creati all’impronta, hanno raggiunto una fama che ha varcato i confini nazionali.

È grazie a poeti come lei che la Poesia è nata, nei tempi antichi, quando non era ancora materia da letterati ma semplice “canto”, quando la poesia serviva a liberare l’animo dai suoi pesi, a dare voce alla meraviglia per le bellezze del creato, a narrare gesta di Dei e eroi. La poesia di Beatrice è quella dei cantastorie che, sino ai tempi di Omero, erano i soli portatori di quest’arte, i cui versi ripetevano generazione dopo generazione, sempre mutandoli, ora di più, ora di meno.

Beatrice era una di quei poeti che mettevano nell’arte una maggior dose di sé che non altri, era una poetessa che metteva la vita e la gioia nei suoi canti.

Paolo è un poeta che, esprimendosi in una narrativa appassionata, ci restituisce quella poesia Paolo Ciampischietta e sincera, onesta e vera, come la bocca da cui sgorgava.

Quella che ci narra è una bella storia di vita di montagna, che si snoda su monti che anch’io ho imparato ad amare, il bell’appennino pistoiese, Pian di Novello, Pian degli Ontani, il Libro Aperto. Il Libro La doganaccia vista da Pian degli OntaniAperto (nome che in realtà pare essere una deformazione popolare di “Libero et Patri”, ovvero il Monte di Bacco e Giove) sulle cui pagine di pietra solamente sono scritte, con lettere d’aria, le poesie dei “poeti-pastori” dell’Appennino. Un Libro Aperto che tutti i versi accoglie e nessuno trattiene.

Ma Beatrice fu scoperta da alcuni studiosi di poesia popolare e alcuni dei suoi versi non si sono persi e sono giunti fino a noi, mentre lei stessa ha avuto l’onore di scendere in città e di rivolgere la parola persino al re. Ultimo in ordine di tempo, ma non certo in abilità e passione, a parlarci di lei è Paolo Ciampi, giornalista e scrittore fiorentino, che in questo libro, che non è una biografia ma un romanzo, meglio che con qualsiasi trattato, ha saputo renderci, io credo, lo spirito vivace di questa poetessa montana.

Un libro delicato e pieno, da leggere e conservare.

Un autore, anzi due, da scoprire.

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IL ROMANCE DI BARBARA RISOLI
 
Il veleno del cuore di Barbara RisoliConfesso che i romanzi sentimentali, seppur d’ambientazione storica, non rientrano abitualmente tra le mie letture, per cui mi trovo un po’ in difficoltà nel valutare il bel romanzo di Barbara RisoliIl veleno del cuore” (0111 Edizioni). Il volume è collocato in una collana che si chiama “Gli inediti – Sentimentale” e questo già lo identifica in qualche modo. Mi era già capitato di sentir parlare di romance e mi sono dunque, innanzitutto, chiesto se la definizione potesse corrispondere a questa storia. Leggo su Wikipedia che “se in italiano, il termine romanzo si riferisce a qualunque narrazione lunga in prosa, in inglese romance sta ad indicare le forme narrative di carattere eroico-mitiche tendenti all'allegoria e in cui si presentano elementi di fantastico, mentre le narrazioni in cui la rappresentazione della vita e la cornice sociale sono realistiche vengono indicate con il termine novel.” Dunque dovrei dire che questo libro è una “novel” e non un “romance”, almeno secondo il modo di definirlo inglese. In italiano però mi pare sia più comune dire che “il romance ha per definizione una storia d’amore in primo piano”, che “si sviluppa in un contesto storico, un'ambientazione precisa, ricchissima di particolari sulla vita nei secoli che ci hanno preceduti”.
In tal senso allora “Il veleno del cuore” sarebbe proprio un romance. Devo dire però di non esser riuscito a trovare una definizione “ufficiale” del genere letterario (suggeritemene una).
La trama, piuttosto ben costruita, narra la difficoltà di un amore che stenta a nascere, tra due personaggi apparentemente distanti e diversi ma intimamente vicini e simili: la figlia di un Conte e un ladro che diverrà anche un assassino.
La maggior difficoltà di questo amore deriva, nella prima parte, dall’incomprensione reciproca e dall’orgoglio dei due, che stentano a avvicinarsi e, nella seconda parte, da eventi esterni ma non del tutto esogeni, in quanto generati proprio dal comportamento passionale e piuttosto irresponsabile dei protagonisti.
Accanto a loro si muovono soprattutto altri due personaggi, che ne fanno da contraltare: una serva e il padre di lei, che della serva si innamorerà.
Una struttura, dunque, precisa e lineare, delineata in un mondo che vede sullo sfondo l’imminente inizio della Rivoluzione Francese.
Direi che questo però è assai più romanzo sentimentale che non storico, perché gli eventi storici sono solo una cornice sottile che potrebbe essere mutata agevolmente, senza danneggiare il quadro all’interno. Lo stesso si potrebbe dire dell’ambientazione geografica, dato che della Bretagna l’autrice nulla ci dice oltre i nomi di due o tre località (Saint- Malò, in particolare). Eppure sia il periodo storico che gli splendidi paesaggi non vengono approfonditi, perché in realtà tutto quello che sembrerebbe interessare all’autrice sembra sia più che altro avere a disposizione un’epoca di forti differenze sociali, un po’ violenta e, soprattutto, un periodo che abbia in sé un certo romanticismo.
In questo romanzo quello che conta è il sottile gioco delle parti tra la gelida Eufrasia e il Barbara RIsolifurfantesco Venanzio, i loro trucchi, le loro trasformazioni e camuffamenti, il loro diventare e fingersi rispettivamente La Vedova Zoraide e il Duca Rues, le loro emozioni e tentennamenti, il loro difficile cammino verso l’amore e, infine, verso un impossibile matrimonio.
Chi ama le storie sentimentali può certo leggere “Il veleno del cuore” ed appassionarsi alla vitalità dei suoi protagonisti, alle pulsazioni dei loro cuori. Il libro è, infatti, piacevole e ben scritto.
Per quanto riguarda l’editore, 0111 Edizioni è lo stesso editore di Bastasi, di cui ho parlato poco sopra, per il quale già avevo notato la poco pratica copertina mobile e l’impaginazione con incollatura troppo stretta che rende difficile l’apertura del volume, caratteristiche che ritrovo anche qui. Noto, inoltre, che questo, come la maggior parte dei piccoli editori, non dedica risorse all’editing dei libri e il risultato è la presenza di una buona quantità di refusi, che avrebbero potuto essere facilmente evitati.

 

Postato da: Menzinger a 17:34 | link | commenti (8)
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lunedì, 30 marzo 2009
Leggere gratis GIOVANNA E L'ANGELO

Di aNobii, il grande sito che riunisce, ad oggi, 10.705.493 libri e un grandissimo numero di lettori, ho già parlato qui e qui.

Su aNobii ho una Libreria che trovate qui. All'interno del sito c'è la possibilità di aprire dei Gruppi di interesse, sempre, ovviamente, su argomenti che riguardino i libri.

Trai vari Gruppi, quello a cui sto partecipando maggiormente si chiama Due chiacchiere con gli autori.

Giovanna D'ArcoL'iniziativa più interessante di questo Gruppo sono le Catene di lettura, ovvero chi vuole offre un libro in prestito (normalmente scritto da lui stesso) e i lettori si mettono in coda e lo leggono gratuitamente, lasciando in cambio, dopo la lettura un commento. Dopo aver finito la lettura, si passa il volume a chi è in coda dopo.

Io ho inserito in catena i miei libri Il Colombo divergente, Giovanna e l’angelo, Ansia assassina, Parole nel web e Ucronie per il terzo millennio, che sono stati tutti già letti e comentati varie volte.

Ogni lettore lascia dei commenti articolati, per semplificare però ho voluto fare di seguito una sintesi dei commenti lasciati finora dai lettori di GIOVANNA E L'ANGELO.

 

Se volete leggerli per esteso andate nel Gruppo qui o sulla Scheda del libro, qui

LISTA:

Mirella (ha detto: "bellissimo!")

Monica Caira (l'ha comprato e ha detto: "sorprendente!")

Perflinka ("Poiché mi sta piacendo un sacco, l'ho ordinato su Ibs")

Boskoop Carla Casazza (ha detto "molto bello")

Lauretta ("fantastico libro")

1949Paperina (dopo aver letto Il Colombo divergente e Ansia assassina, si è tolta dalla lista e l'ha comprato)

Mirtilli75 ("Bravo Carlo")Giovanna D'Arco

Alice ("Bello, davvero!")

Valila ("nulla da invidiare ad autori di spicco")

Flaviocrem ("Leggetelo perchè merita")

Cristiana ("grande fantasia dell'autore, la sua capacità e bravura stilistica e la bellissima ricerca letteraria effettuata")

Ma di cosa parla questo libro?

Giovanna e l'angelo - Carlo Menzinger - Liberodiscrivere Editore“Giovanna e l’angelo” è, come il “Colombo divergente” (altro romanzo scritto da me), un’ucronia o allostoria.
È la storia di Giovanna d’Arco vista attraverso gli occhi di un insolito angelo che non ha contatti né con Dio né con altri. Un angelo che stenta a capire la propria reale natura ed il proprio ruolo, ma che nonostante ciò guida la Pulzella d’Orléans. Questa, con continua meraviglia dell’angelo, ne percepisce la voce come la Voce dell’Arcangelo Michele, prima, e delle due sante Margherita e Caterina, poi. In “Giovanna e l’angelo” si narra tutta la vita dell’eroina francese dalla nascita al rogo e poi (parte ucronica) si narra della sua vita (sognata) futura. Tutto pare solo un sogno fatto tra le fiamme del rogo, al punto che l’angelo e la santa stentano a comprendere il confine tra verità e sogno, umano e divino, bene e male.

In questo sogno sono entrambi eternamente imprigionati in una ciclicità che, pian piano, l’angelo Giovanna D'Arcocomincia a sospettare e che troverà la sua piena evidenza nel finale. La forza del sogno (o del desiderio) è tale da mutare la natura dei personaggi, il loro stesso destino e persino la loro sessualità. Ed ecco che la mascolinità dell’eroina si muta in piena transessualità, che capovolge i rapporti tra i sessi di coloro che le sono più vicini, dell’angelo in primis, in uno stravolgimento totale e soprannaturale non solo della storia ma anche delle forze della natura, andando ben oltre i canoni dell’ucronia.

E allora? Se non vi va di comprarlo qui, almeno prendetelo in prestito qui!

Per leggere l'inizio provate qui.

Postato da: Menzinger a 21:25 | link | commenti (16)
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giovedì, 26 marzo 2009
Quattro nuovi autori in cerca di lettori

CUORE DI DONNA
 
Cuore di BriossshhhhDi Annalisa Fracasso (conosciuta su Splinder, dove gestisce il blog Tutti i Colori dell'Anima, come Annalisaeffe) avevo già letto il romanzo “Bucce d’acino” edito da Cinquemarzo. Una storia d’altri tempi, intensa e commovente che narra le vicende e le disgrazie di una donna, Nina, e della sua famiglia.
Ho letto ora il diario “Cuor di Briossshhh”, edito ancora da Cinquemarzo, il terzo libro edito da Annalisa Fracasso.
Rispetto a “bucce d’acino”, narra una storia più “normale” e meno drammatica, in quanto più fortemente autobiografica. Tale natura non è affatto celata dato che il romanzo comincia in prima persona e poi la narratrice decide di non volerci più parlare di sé ma del suo alter ego Chiara: “Anzi, d’ora in poi, parlerò di lei in terza persona. Ok Chiara?” Con una riga passiamo dalla prima persona alla terza, saltando velocemente per la seconda.
Quello che segue è un diario di piccole, comuni vicende personali e familiari, episodi di vita e di crescita di una protagonista che conosciamo già qualche attimo prima della nascita. Un diario vissuto di cuore, non un “cuore di panna” come dice la pubblicità, ma un cuore di “briossshhh”, comunque dolce e tenero. Una storia leggera e sentimentale che si legge piacevolmente e scorre via veloce. Lettura forse più adatta ad un pubblico femminile, direi.
 
 
CINQUE CANTI DI SEPARAZIONE
 
Cinque canti di separazioneTra gli autori segnalati in rete, su aNobii ho trovato Marco Valenti.

Dietro il bel titolo “Cinque canti di separazione”, si celano cinque racconti scritti da Marco Valenti e da lui pubblicati con Boopen in un libricino davvero snello (49 pagine) che si lasciano leggere velocemente.
Sono, come dice il titolo, storie di separazione, e hanno, forse, natura autobiografica, come si deduce anche dalla dedica “a tutte le persone da cui mi sono separato, volente o nolente”. Autobiografica non nel senso di descrivere la reale vita dell'autore, ma nel senso di descrivere momenti di vita vissuta, di essere spesso racconti introspettivi.
Sono storie diverse, anche per stile, da quello asciutto e quasi “meccanico” di “stupore” o di “in cucina”, a quello sincopato ma più riflessivo di “Sputnik” dove le separazioni sono ben due, da una donna e da un cane, a quello più narrativo di “ultima Giovanna in Floppy-Disc” (si tratta dell’estratto di un romanzo) a quello quasi surreale de “il naso”.
“Il naso” è il racconto che mi è piaciuto di più, con la memoria che vacilla, che stenta a ricordare i lineamenti della donna amata e perduta, con la forma del naso che non riesce a ricomparire (e mi viene in mente quella canzone di Giorgio Gaber del Signor G che perde i pezzi). (ATTENZIONE SEGUE SPOILER) Quando l’amata riappare, rivela, con un prezioso gioco letterario, che ha avuto un figlio, che non era sicura che lui, il protagonista, fosse il padre ma che ora ne è certa perché il bambino sta crescendo e somiglia a lui in tutto, tranne che... (FINE SPOILER). Beh scopritelo voi leggendolo. Devo dire solo che si tratta di una deliziosa trovata che merita la lettura dell’intero libro.
A PASSO DI DANZA
 
A passo di danza - Elisabetta ModenaTra gli autori più segnalati in rete, su aNobii, ho trovato anche Elisabetta Modena. Incuriosito da tanto apprezzamento, ho voluto conoscerla, leggendo qualcosa di suo e ho così potuto fare una nuova piacevole scoperta.
Il breve romanzo (70 pagine più una postfazione) di Elisabetta Modena “A passo di danza”, pubblicato da Stampalibri, si ispira liberamente a “Persuasion” di Jane Austen, storia che l’autrice riscrive modernamente e cristianamente (Elisabetta dichiara di scrivere “christian fiction”), ambientandola ai giorni d’oggi.
Leggendo la postfazione si capisce però che la ricostruzione della storia è consistente e che non si tratta certo solo di una “traduzione” di “Persuasion”. Direi, anzi, che l’esistenza di questa “ispirazione” si poteva anche omettere, essendo questo un romanzo autonomo.
Si tratta della descrizione di un amore contrastato non tanto da eventi esterni, ma dall’indecisione dei protagonisti, che si avvicinano e poi si allontano.
La vicenda, che copre un arco di otto mesi, è descritta con delicatezza e sentimento, senza scene di sesso. Il protagonista maschile è un ragazzo padre. La protagonista femminile è una zia che ha adottato il figlio della sorella dopo la morte dei suoi genitori.
Il desiderio fondamentale che muove tutti e quattro, i due adulti e i due bambini coetanei e amici, è quello di ricostruire una famiglia, perché è in questo spazio che l’amore, sembra dirci l’autrice, trova la sua giusta dimensione, più che nella passione o nel sesso.
Ne esce fuori un racconto gradevole, ottimo per essere trasformato in un film da prime-time, con la giusta dose di emozioni e di sogni domestici.
I GIALLI RINASCIMENTALI DI MONTANI
 
Mala tempora di Oscar MontaniIn un certo senso, come autore mi sono un po’ specializzato nel XV secolo, avendo scritto due romanzi ucronici ambientati in questo periodo, uno su Cristoforo Colombo e uno su Giovanna D’Arco. Mi ha dunque fatto particolarmente piacere scoprire le avventure dell’arguto fabbro Berto dei Bardi, detto Bertuccio, inventate da Oscar Montani, pseudonimo di Marco Santoni (non rivelo nulla dato che questo è scritto in quarta di copertina) nonché padre di Vanni Santoni, altro autore di cui ho già avuto modo di parlare qui, qui e qui. Oscar Montani lo potete trovare su aNobii, su Splinder e su Facebook.
Le avventure di questo fabbro investigatore, narrate nel romanzo “Mala tempora” (edito da Marco Del Bucchia) si svolgono tra il 1493 e il 1494, poco dopo la scoperta dell’America, in un’Italia ricca di fermenti e che sta uscendo dal Medioevo per entrare in quel Rinascimento che rappresenta per il nostro Paese uno dei momenti di maggior fulgore.
Il nostro Bertuccio s’imbatte in alcuni misteriosi delitti e in numerosi personaggi dell’epoca, Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Michelangelo, i Della Robbia, Leonardo Da Vinci e non solo.
Bertuccio è un vero homo novus, curioso e intraprendente, colto più di quanto ci si possa aspettare da un artigiano. “Siete sicuro di voler fare solo il fabbro?” è la domanda che Bertuccio si sente ripetere da tutti quelli che scoprono le sue qualità nascoste.
E con la soluzione dei misteri, scopriamo alcune piccole invenzioni, vero corpo nato dallo spirito del tempo, dal pandoro, alle sospensioni per le carrozze.
Le avventure di Bertuccio sono riunite sotto forma di romanzo e hanno una loro sequenza temporale ma di fatto sono una serie di racconti in successione cronologica (quattro racconti più un prologo e un epilogo). Racconti che ti trascinano sempre più e che incuriosiscono. Sarà perché si impara ad amarlo un po’ per volta questo personaggio, ma l’ultimo racconto è quello che mi è piaciuto di più.
Forse, a volte, la soluzione del mistero arriva un po’ troppo velocemente e facilmente e Bertuccio si dimostra davvero assai più che “solo un fabbro”, ma la lettura scorre comunque piacevolmente e gradevolmente ci si immerge in questi “Mala tempora” che, francamente mi paiono assai migliori dei nostri, essendo “cattivi”, almeno nel romanzo, solo per qualche omicidio misterioso. Sembrano invece tempi di grande umanità e pieni di fermento e speranza per il futuro.
A volte mi chiedo se noi ora non si viva il periodo inverso del Rinascimento e i nostri non siano proprio gli anni che chiudono l’epoca che si è aperta con i Colombo, i Leonardo, i Michelangelo e i… Bertuccio, i veri “mala tempora”. Sarà per questo che trovo affascinante il rinascimento?

Postato da: Menzinger a 22:37 | link | commenti (8)
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martedì, 17 marzo 2009
Saranno famosi

Come al solito leggo più velocemente di quanto non riesca ad aggiornare il blog e mi ritrovo con una pila crescente di libri che ho letto e di cui vorrei parlarvi. Lascio ancora un po' da parte i titoli più famosi, di cui potete leggere facilmente anche altrove, per parlarvi di alcuni autori ancora poco noti ma che stanno scrivendo delle cose interessanti.

Oggi, dunque, vi dirò dei libri di Laura Costantini e Loredana Falcone (scrivono in coppia), Marco Mazzanti e Andrea Bonvicini.

 
CHI NON LO SA?
Eibhlin non lo saChi non lo sa che questo libro andrebbe letto? Il libro in questione si chiama “Eibhlin non lo sa…” ed è stato scritto dalla prolifica e bravissima coppia di autrici Laura Costantini e Loredana Falcone. Dal risvolto di copertina apprendo che le due amiche scrivono assieme da quando avevano 14 anni e, mi pare di capire, che questo fu il loro primo romanzo edito (il copyright è del 2003), cui ne sono seguiti vari altri, tra cui il bel “New York 1920” che ho già avuto modo di leggere e commentare.
Opera prima o meno, questo romanzo si presenta comunque come lavoro maturo, ponderato, curato, forse proprio grazie alla perfetta sintonia tra le loro tastiere (un tempo avremmo detto penne).
“New York 1920” è storia apparentemente assai diversa, di gangster, proibizionismo, passione, lotta. Questo “Eibhlin non lo sa…” è storia più lieve, con i tratti del fantasy anche se ambientato nel mondo moderno e attuale, senza nessun mondo parallelo in cui perdersi. C’è però un tocco di magia, una sensazione magica diffusa che nasce dalla natura stessa della protagonista, la ragazza cieca considerata da quasi tutti uLoredana Falcone e Laura Costantinina strega, una ragazza che vediamo bambina, prima orfana dei genitori, uccisi dall’ignoranza e dalla superstizione del mondo, poi anche dell’unica nonna con cui viveva, anch’essa considerata una strega.
Qualche potere, comunque, questa Eibhlin parrebbe possederlo, se non altro quello di incantare il lettore e costringerlo a seguirne le vicende in questo romanzo ricco di personaggi intensi, dal petroliere ostinato, alla sua giovane figlia, eternamente ribelle, al cugino di lei, incerto e innamorato, al prete ossessionato e un po’ folle, alla domestica superstiziosa e violenta, al grande gatto selvatico che accompagna la ragazza.
Mentre si legge, spesso si dimentica di essere in un’Irlanda di fine XX secolo e si ha quasi la sensazione di perdersi in un mistico medioevo, quasi che le autrici volessero dirci che, in fondo, da allora non siamo poi cambiati molto, che abbiamo gli stessi bisogni, le stesse paure, le stesse superstizioni e che tutta questa nostra civiltà, mi pare, è solo un’illusione virtuale.
Ora lo sapete che va letto.
L’UOMO CHE SCRIVEVA CON I COLTELLI
 
L'uomo che dipingeva con i coltelli - Marco MazzantiL’uomo che dipingeva con i coltelli” di Marco Mazzanti (Deinotera Editrice – Ottobre 2008) lo definirei un romanzo cromaticamente tagliente. Che Mazzanti oltre a scrivere, dipinga è evidente dal suo sguardo attento alle immagini e alle cromie.
La narrazione risponde alla domanda: cosa farebbe e come diventerebbe un ragazzo albino cieco che a sedici anni riacquistasse la vista mai posseduta? La risposta si va facendo pagina dopo pagina più inquietante.
Senza voler svelare nulla della trama, dirò qui soltanto che il ragazzo sarà subito ossessionato dai colori, diventerà un pittore ed userà una tecnica molto particolare, che si deduce facilmente dal titolo. I coltelli però avranno nella sua vita e nella storia anche altri ruoli.
Se la percezione del mondo per un cieco è notoriamente diversa, la percezione per un albino che è stato cieco, può essere ancora diversa, al punto da portarlo ad interpretare diversamente e erroneamente gli altri.
Su questi temi si muove l’autore con grande attenzione alle descrizioni, cromatiche, tattili e olfattive, trascinando il lettore in un vortice di sensazioni, a volte persino in una Marco Mazzanti presenta il suo romanzoparticolare sensualità traviata.
Interessante è l’incontro con altre menti malate che non potrà che provocare scintille fatali.
La storia è ambientata sul finire dell’alto medioevo, ma la collocazione temporale della storia non appare significativa, descrivendo caratteri universali che potrebbero muoversi in qualunque tempo.
La lettura scorre veloce e appassionante, anche nonostante qualche debolezza linguistica, del tutto perdonabile.
Un altro autore che merita di farsi strada.
 
PAROLE CHE VENGONO COME LA PIOGGIA
 
Come al pioggia- Andrea BonviciniAndrea Bonvicini, l’autore di “Come la pioggia”  (www.lulu.com) con questo libro ci offre la lettura di un romanzo breve e di alcuni racconti.
Il titolo credo nasca dalla citazione che apre il volume, un brano della Bibbia (Isaia 55, 10-11) in cui si dice che la Parola è come la pioggia, che scende sulla terra per fecondarla.
Questo è infatti un libro sull’uso delle parole (e di questo ci avverte già la quarta di copertina).
Il gruppo di racconti di apertura si chiama, nientemeno, “perché scrivere” e la risposta è forse già in Isaia.
Il secondo gruppo di racconti si chiama “in che modo scrivere”, ed in fondo a ciascuno (spesso sono storie di poche righe), troviamo alcune massime, che potrebbero essere delle regole per un corso di scrittura ma, nel contempo, regole di vita, come, ad esempio la frase che chiude il racconto “Chimica”: “rinunciare alla sciatteria nella scrittura, proprio come si dovrebbe rinunciare nella vita”.
Il terzo gruppo di racconti si chiama “Di cosa scriviamo” e la risposta credo sia nella frase “la letteratura sta tornando alle cose che contano, le cose che sono vicine al cuore dell’autore, le cose che ci commuovono”. Una vera e propria filosofia di scrittura riassunta in una frase.
 
Ho trovato di grande realismo ed efficacia il racconto “sull’acqua” con questa vecchia cheAndrea Bonvicini apre il suo cuore e racconta ad uno sconosciuto i segreti della propria vita e il suo strano dubbio.
Un po’ surreale e quasi fantascientifico il racconto “Ascensori”, con il protagonista bloccato dentro uno di essi.
Molto concreto il racconto dello scaricatore di porto che non ha mai conosciuto altro luogo oltre quello in cui lavora ed è convinto che “un peso spostato da un luogo fino a un altro, era un peso con un senso”.
 
Il tema dell’importanza della scrittura e della parola è anche il cardine rovesciato del romanzo breve che costituisce la parte centrale di questo volume. Una storia in cui si immagina un mondo apocalittico, privato dell’uso della parola: un mondo senza parole è un mondo selvaggio e privo di ogni forma di comunicazione, ci spiega Andrea, dove persino la comunicazione non verbale si perde. Dove il desiderio sessuale si smorza. Dove ci si stupisce di vedere un padre camminare assieme ad un figlio.
Il romanzo si apre, per alcune pagine, con l’ultimo capitolo del libro che il protagonista sta scrivendo. Una storia che mi ha riportato alla mente “Ti con Zero” di Italo Calvino, per l’essere costruito con frasi tipo “Io, per mia (duplice) natura sono rapporto-tensione tra 1 e ∞, non sono l’uno, non sono l’infinito, sono rapporto tra 1 e ∞”.
Capiamo dunque di avere davanti un intellettuale, un pensatore, uno che gioca con le parole ed il loro significato. E cosa capita a costui? Ad un certo punto si ritrova a vivere in un mondo in cui le parole sui libri perdono significato, diventano segni inintelligibili, nessuno ode più le parole degli altri e la violenza dilaga.
Vengono in mente storie apocalittiche quali “Cell” di Stephen King o “Io sono leggenda” di Richard Matheson, solo che qui la chiave di lettura è più intimistica, riflessiva, a tratti filosofica (non mancano riferimenti a pensatori quali Kiergegaard o Pascal).
Il protagonista vive la sua apocalisse personale tutto rivolto all’interno, si reinventa una nuova lingua e continua le sue elucubrazioni e le sue osservazioni del mondo avvalendosi di questa.
 
L’intero libro ha infatti una forte componente introspettiva, una forte propensione a descrivere il mondo mostrando l’interazione del protagonista con l’esterno.
Per rendere l’idea cito una frase a caso che si trova nel racconto lungo che chiude il libro:
“Ebbi allora la percezione precisa della pressione che la suola della mia scarpa esercitava sul duro selciato sotto di me, e in particolare vidi e sentii il bordo della suola che girando schiacciava il mondo sotto di sé”.
Analogamente nel racconto “Ascensori” possiamo leggere:
“La fronte era imperlata di sudore e sentivo chiaramente sul mio polpastrello i solchi del numero del piano incisi sul tasto: eppure ancora non mi decidevo ad altro”.
Grande attenzione dunque ad ogni minimo particolare e capacità di narrare piccoli eventi, ingigantendoli in una percezione del cosmo dilatata, a volte quasi allucinata, nonostante il suo forte razionalismo.
 

Postato da: Menzinger a 20:55 | link | commenti (6)
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